“All’interno
della arcata superiore mascellare, presso il tessuto molle in cui i
denti sono incastonati, si trovano i nervi preposti alla contrazione
e al rilasciamento dell’intera struttura, essi sono come corde
elastiche e accumulano tensioni che potrebbero portare a produrre
dolore...”. La serietà delle parole e la precisione della
spiegazione non produssero l’effetto desiderato, ossia che il
soprassedere alla mancanza di rispetto con decorosa noncuranza
educasse il cialtrone inspirandogli imbarazzo prima e consapevolezza
della complessità dei ruoli rispetto alle proprie azioni, tutto
all’opposto egli cominciò a sobbalzare quasi singhiozzando,
barcollando come se non mancasse altro per le grosse risate miste a
lacrimoni. Di lì a poco lui tentò malamente di consolidare quella
complicità che credeva senza dubbio essere presente in quello
scambio, così umoristico ai suoi occhi, del resto da sempre
piluccava piacevolmente come fossero gustosi acini i lancinanti
cinismi di lei, totalmente ignorante e vago delle freddure se ne
stava in quell'aria glaciale come a un banchetto: illanguidito e
supino. Con tal animo le si accostò mostrando uno sguardo a un tempo
avido e grondante, profondamente convinto fino al corpo della compiaciuta debolezza di lei nei suoi confronti, le sfiorò conseguentemente con le labbra inumidite la peluria
bionda dietro la nuca, che immediatamente si drizzò di stizza
facendo da contorno all'irrigidimento di lei. Ma non profferì
parola, piuttosto sollevò imbarazzata gli occhi sul viso ancora
contratto dell'altro, aveva la sensazione che fosse offeso o in
qualche modo si sentisse colpevole, forse a causa della propria
severità essendo lui più acuto, questo la immalinconì e fu
gradevole perché la malinconia stranamente piuttosto che isolarla la
faceva sentire più vicina a quell'uomo crucciato e anche per questo nient'affatto sconosciuto.
L'emicrania
tornò immancabilmente, come tutte le volte che prendeva l'incauta
decisione di concentrarsi su un qualche contingente argomento subito
dopo l'incerto sentore di sollievo e liberazione dalla prigionia
cerebrale, forse un inciampo della memoria breve che non gli
rendesse palese il bisogno di distensione, un incaponirsi. Come se non bastasse, quei
due: il bizzarro uomo che aveva dimostrato allegramente cortesia
nell'interessarsi ai suoi vaneggiamenti ad alta voce e quella donna
saccente che come estrapolando dal cilindro un bel refertino aveva
tentato di umiliarlo pronunciando quella frase di così stridula
sprezzante ironia, non la smettevano di rumoreggiare, lì nella sala
d'aspetto, tubando con i loro beccucci di coppietta. Chiuse le
palpebre, poggiò nella sedia alla sua destra il quaderno dei calcoli
che aveva portato con sé e sospirò pensando a quell'idea, così
martellante di emicrania, che lo angosciava: sapeva che senza l'opera
risolutrice delle medicine non sarebbe riuscito a portare a termine
il progetto e benché poco alla volta i principi delle operazioni
saltassero fuori, avevano le sembianze di folli pupazzi atti a
stordirlo, portandosi dietro la beffa e un pesante fardello di
cefalee... (forse continua)